1 dicembre 2009
Paolo è in carcere a Cesarea, tra il 58 e il 60 d. C
Affrontiamo il secondo capitolo della Lettera agli Efesini. Paolo è in carcere a Cesarea, tra il 58 e il 60 d. C. ed è coadiuvato da un segretario che interviene energicamente nella redazione del testo. Il fatto che Paolo sia in carcere non semplifica l’attività di chi scrive. Paolo al più può dettare, conversare ed esplicitare dei contenuti, su cui poi interviene la mano e il linguaggio di un altro. Il testo non è, dal punto di vista letterario, molto raffinato, ma certamente è espressione di una ricchezza teologica molto matura. E’ tutto pervaso da una tensione contemplativa: il fatto che Paolo si trovi in carcere favorisce questo atteggiamento più raccolto e meditativo che gli consente di ricapitolare l’attività svolta nel corso di molti anni, i contatti avuti, e concentrarsi sul Mistero, come egli stesso dice: sull’opera di Dio che si è manifestata, si è presentata, è intervenuta, a modo suo; si è realizzata in maniera tale da portare a compimento intenzioni che appartengono al suo segreto e che ora sono realizzate nella storia degli uomini. Un’intenzione d’amore che viene dalla profondità del mistero che ormai è pubblicamente manifestato: il mistero è il Figlio che si è presentato a noi nella carne umana e che ha portato a compimento l’itinerario della discesa e della risalita ed ora è intronizzato nella gloria.
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(continua)
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Pino Stancari